Il folle volo proposto da Ulisse e descritto da Dante nel XXVI Canto dell’Inferno rappresenta la sintesi non solo di tutta la Commedia, ma dell’intera umanità nel suo più che bimillenario cammino, sempre compiuto all’insegna dell’ammonimento: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. La virtù consiste nella distinzione tra il Bene e il Male; mentre la conoscenza è la capacità di separare la Realtà dall’Immaginazione. Sono solo queste le caratteristiche che distinguono gli esseri umani dagli altri appartenenti al mondo sia animale sia vegetale, i quali sono tenuti a vivere come bruti, cioè nel dominio dei sensi, ma privi di coscienza.
Un ateo in Vaticano è il romanzo di Massimo Boscarino scritto sul preciso dilemma nodale di acquisire ed esercitare consapevolezza del mondo usando le quattro categorie di cui siamo dotati: il bene e il male, la realtà e l’immaginazione. Non disponiamo d’altro per “seguir virtute e canoscenza”, cui, tuttavia, si aggiunge l’ulteriore atto di eroismo di non cedere mai alla tentazione della rinuncia alla ricerca.
Giulio, Ugo, Alda, Enoch, Sima e Omar sembrano i sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello, ognuno dei quali vive catturato dalla parte che sta recitando nella vita, tra bene e male, realtà e immaginazione. Ognuno di loro è uno di noi, perché siamo tutti in cerca di elevarci dalla condizione di essere dei bruti. Tuttavia, per nessuno di noi è un compito facile.
Se poi si immagina, come ha concepito Massimo Boscarino, che la ricerca avvenga nello Stato più piccolo della Terra, ma che è anche quello più idealmente influente sui destini passati e futuri dell’intera umanità, cioè il Vaticano, allora il gioco pirandelliano delle parti si arricchisce di una complessità che sfiora il mistero e che sfocia nella fantascienza. Diviene problematico stabilire se per conseguire la verità conti di più la ragione o l’immaginazione e se per realizzare il bene si possa anche compiere il peccato e la menzogna, in luogo della verità e del misticismo.
Massimo Boscarino ha il grande merito di impostare un romanzo usando la chiave semplice della vicenda giornalistica di intrattenimento nella narrazione di un episodio epocale, come è l’elezione di un nuovo papa, per cui morto uno se ne fa un altro, ma il lettore si sente trascinato sulla nave di Ulisse, che abbandona le acque chete di bordeggio di costa e che supera le Colonne d’Ercole per inoltrarsi in alto mare dove il naufragare m’è dolce, per concludere con l’opinione di Leopardi.

Sandro Gros-Pietro

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Aprile

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